ADESSO O MAI PIU': UNA STRATEGIA CAPACE DI PREVEDERE E PIANIFICARE IL FUTURO
Seguiamo con angoscia le vicende ucraine e vorremmo non credere al male assoluto nel terzo millennio dellera di Cristo.
Sangue e distruzione causati da una cultura che alle persone e alla vita di innocenti creature antepone la sete di potere e la violenza brutale come strumento di regolazione dei rapporti. Troppo vicine, in ogni senso, lUcraina e la Russia, per ammettere e giustificare un uso della forza così sproporzionato, irrazionale e spietato.
Dentro questa drammatica situazione come si collocano le scelte energetiche del nostro Paese?
LItalia, da questo lato, è la Nazione più esposta in Europa, perché non cè sovranità, non cè pace, né libertà se si è ostaggi nelle forniture di energia di paesi che la usano come arma di ricatto politico, se non cè sicurezza energetica.
Ma le colpe delle nostre condizioni di precarietà sono tutte di natura geopolitica, riconducibili ai conflitti che si sono svolti in passato e si svolgono ora nelle aree di approvvigionamento? No, ci sono responsabilità ben più vicine, e tutte interne, che da molto tempo accompagnano e funestano il nostro sistema, isolandolo dal consesso dei paesi industriali.
Volendo stilare una classifica delle responsabilità, notiamo che la graduatoria è in movimento e che la platea dei dissennati anziché restringersi, purtroppo si è allargata nel tempo. LItalia è stata capace di testare la volontà dei suoi abitanti riguardo al nucleare - che non produce CO2 - per ben due volte ricevendone un rifiuto, salvo rifornirsene quotidianamente in Francia, per oltre il 10% dei consumi. LItalia, al contrario di ogni economia industriale, ha sempre avversato il carbone disponibile in molte aree del Globo in quantità superiore ad ogni altra fonte energetica primaria.
La politica, poi, non ha neppure capito cosa avrebbe dovuto fare o cosa ha malamente combinato: una legge di liberalizzazione con cui ha rinunciato al governo di un sistema interamente dipendente dallestero e, con adesione acritica, ha supinamente accolto ogni voce che predica sogni o che potrebbe portare voti. Anzi, non è intervenuta neppure per efficientare un sistema autorizzativo e burocratico in cui tutti possono fare da freno ad ogni insediamento energetico.
Subito dopo, sempre in questa ipotetica classifica, troviamo i movimenti e i vari comitati che, definendosi ecologisti, cavalcano posizioni ascientifiche per opporsi alle perforazioni in territorio nazionale, ad ogni gasdotto, ad ogni rigassificatore e anche alle fonti rinnovabili, al punto che molti di questi impianti sono ancora fermi dopo ben cinque anni dalla loro autorizzazione.
E non basta, anche le aziende del Settore sono rapidamente salite in questa graduatoria, creando disorientamento nella classe politica, incertezze nel Governo e danno al Paese.
Le aziende sanno bene cosa serve al sistema. Ne conoscono i limiti di funzionamento e i punti critici. Sanno da dove arrivano i rincari e scontano le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime energetiche. Eppure, tendono a semplificare, a minimizzare le criticità allorizzonte, a promettere soluzioni mirabolanti più di quelle già molto ardite del piano di transizione energetica.
Annunciano soluzioni e tempi di realizzazione di energie alternative che sembrano riferiti ad altri luoghi e ad altri mondi, tralasciando nodi irrisolti come il potenziamento della Rete di cui dovrebbero occuparsi e come i ritardi che ancora attanagliano il problema irrisolto degli accumuli.
Tutti insieme i nostri soggetti in gara temporeggiano e non si affrettano a dire ciò che realmente serve al Paese. Si preferisce continuare con il mantra di sempre: autorizzare più rinnovabili - obiettivo che ovviamente ci trova daccordo - farà abbassare decisamente la bolletta degli italiani.
Lo diciamo con sofferenza: questo non è senso di responsabilità, questo non serve al Paese, questo serve soltanto ad allontanare soluzioni che richiederanno non meno di un decennio prima di poterle vedere compiute. E la vendita di questi sogni confonde anche i decisori politici perché sono proposte fatte proprio dalle aziende elettriche del nostro Paese, della cui autorevolezza i politici non dubitano.
A riprova di quanto diciamo anche Elon Musk, il numero uno di Tesla, è intervenuto con dichiarazioni di un realismo sorprendente. Il potente manager, strenuo sostenitore delle energie rinnovabili e di una economia libera dal carbone, ha chiesto di aumentare il ricorso ai combustibili fossili per compensare il rincaro delle bollette. Ha dichiarato Musk su Twitter: odio doverlo dire ma dobbiamo immediatamente aumentare la produzione di petrolio e gas.
Ne riparleremo&