BLACKOUT ELETTRICI E POLITICI NON SOLO IL CALDO MA ANCHE L'ARTICOLO 177

BLACKOUT ELETTRICI E POLITICI NON SOLO IL CALDO MA ANCHE L'ARTICOLO 177

La rete elettrica è uninfrastruttura sempre più importante, centrale, per assicurare il percorso di transizione energetica e per portare benefici ambientali e ai consumatori. È il supporto alle sfide che si situano allorizzonte dei cambiamenti epocali previsti nei prossimi decenni.
Da un paio danni, in una graduatoria dellInternational Institute for Management Development (IMD 2020), lItalia occupa il 52° posto, di 65 Paesi concorrenti, per costo dellenergia elettrica come per infrastrutture di distribuzione, 49° per consumo e 55° per produzione denergia.
Il valore aggiunto, in percentuale, del fatturato netto di elettricità nel 2019 è intorno al 90%, contro un 20% del settore industriale, grazie a prezzi regolati con generosità o per finalità diverse da quelle a cui finora sono state destinate.
La redditività del capitale di rischio, che nelle imprese industriali si aggira sul 5-9%, si attesta al 18% in quella elettrica. Ma questo, già si diceva, non per distribuire dividendi ai soci nella misura del 70-80%, ma per assicurare al Paese una infrastruttura di servizio pubblico unica nel suo genere. In teoria una società di tal tipo non dovrebbe distribuire dividendi, se non in via eccezionale, perché i soci dovrebbero considerare la loro impresa come il luogo dove i loro soldi vengono remunerati al meglio. È finita, invece, che gli investimenti nelle infrastrutture di rete sono stati di poco superiori allautofinanziamento calcolato al netto degli ingenti dividendi distribuiti.
Questa prima esposizione di cifre oggettive è estranea alla decimazione degli organici dedicati al funzionamento della rete elettrica? Non centra niente rispetto ai gravi blackout che ai primi caldi di unestate appena iniziata si moltiplicano nel Paese?
Non centra niente con laffannosa chiamata in soccorso, ora in unarea ora nellaltra del Paese, di Lavoratori provenienti da ogni dove per tamponare la continuità di un servizio in bilico permanente?
Sono 30 anni che in alcune grandi Aziende del Settore è stato soppresso il turn-over e che insieme al processo di erosione delle competenze si sono dilatati a dismisura i presidi, estesi e allungati gli ambiti e i tempi di intervento per guasto. Si sono finanziati decine di incentivi agli esodi, indiscriminatamente, ricomponendo continuamente gli assetti organizzativi e chiedendo riconversioni continue di skill, creando vuoti di competenze preoccupanti e impoverimenti di mestiere. E, per farlo, si è architettata una burocratizzazione infinita, volta a tutelare/coprire il rapporto con lutenza/clientela, sempre più smarrita, incattivita, delusa.
Negli ultimi 20 anni, un milione e 200 mila nuovi produttori elettrici hanno chiesto il collegamento alla rete elettrica, disordinatamente, per scelte e decisioni esterne al Comparto e quindi in grado di sbilanciare e rendere critica la modulazione del sistema.
Non era il caso di preoccuparsene? Ora il rischio da gestire è quello di regolare altri accessi (proprio quando si ipotizzano sviluppi ulteriori delle FER) dovendo pianificare tardivamente lo sviluppo e la tenuta della rete di distribuzione. Preoccupazione, la nostra, che purtroppo non appare ad oggi colta pienamente né dal Decisore politico, né dal Regolatore.
Si vagheggia che stiamo prendendo misure ambientali per salvare il Pianeta, che nel 2050 avremo raggiunto la neutralità carbonica. Ambiziosi obiettivi, ma privi di senso se non accompagnati da un adeguato piano di azione a livello tecnico, economico e sociale; salvo poi accorgersi che hanno scarsa probabilità di essere raggiunti: se lasticella è troppo alta, è sicuro che si resterà sotto. Ma lasticella, il piano dazione che noi proponiamo è la riprogettazione immediata e il rafforzamento delle strutture di sistema, lincremento di risorse economiche e umane per poterlo fare e a presidio del territorio con il coinvolgimento partecipativo dei lavoratori. È bello proclamare e coltivare aspettative, ma la realtà e il buon senso richiedono di non distruggere ciò che resta di un patrimonio unico e insostituibile per il Paese. E non è un caso il riuscito sciopero per arginare i disastri che indurrebbe la mancata rimozione dellart.177 del Codice dei Contratti di Appalto.

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