Capitale umano: azionariato decisivo per le Imprese del ventunesimo secolo
Il vetero-capitalismo non ha costruito diritti e dignità, è necessario un rinnovamento profondo dellidea di lavoro e di comunità sociale.
La questione del capitale è veramente, soprattutto per noi Lavoratori e Sindacalisti, capitale, cioè essenziale, centrale, definitoria: ne va di mezzo la nostra stessa idea del lavoro, della economia, della società. E il nostro futuro. Anche il futuro della società più in generale!
Molti Cittadini, Imprenditori, Lavoratori, pensavano, distrattamente, che la questione capitale fosse stata superata definitivamente nel 1989, con lo storico crollo fragoroso del Muro di Berlino.
Con quel crollo cadeva anche simbolicamente lintero assetto mondiale del comunismo marxista-leninista: cioè della più micidiale trappola, insieme al veterocapitalismo, per i Lavoratori.
Il campo è finalmente libero dal comunismo e potremo meglio trasformare il capitalismo coniugandolo con la libertà, hanno detto e ci siamo detti in molti, lungo questi anni.
Sono state sottovalutate in realtà le gigantesche capacità trasformiste del veterocapitalismo, che da industriale è venuto diventando finanziario ed ha catapultato leconomia mondiale verso dinamiche planetarie molto più complesse da controllare, trovando nuove vie per sfuggire al problema fondamentale: che laumento immane di ricchezza che esso consente grazie al lavoro si traduca anche in aumento proporzionale della sua equità redistributiva.
Come è potuto avvenire questo fenomeno, e così a lungo?
Ne sottolineiamo qui uno solo dei fattori causali: questo turbocapitalismo ha avuto labilità, nel tempo, di inquinare, corrompere e in più di un caso comprare i luoghi principali nei quali la sua logica può venir teorizzata, propagandata e dichiarata positiva: le università e i mezzi di comunicazione sociale.
Non tutte queste realtà, naturalmente: ma è constatazione semplice che dalluniversità si vedono uscire tuttora schiere di giovani laureati e caterve di libri che hanno fatto del neoliberismo senza freni, soprattutto da cinquantanni a questa parte, il loro idolo, teorizzando il mercato e la concorrenza nella loro veste più spietata socialmente, e anche scientificamente cieca: non la gara con se stessi per migliorare insieme la casa comune, ma la guerra di interessi in cui chi uccide lavversario prende tutto, potendosi permettere poi di negoziare una quota minoritaria di risorse che non intacchi il perverso meccanismo di fondo.
E il sindacato?
Si è distratto anchesso più del lecito, inseguendo, sia pure in buona fede, risultati di breve ma poco strutturale rilievo? Una decorosa sopravvivenza, insomma, che però non può bastare?
Come FLAEI e come CISL non abbiamo mai pensato, in realtà, che la partita fosse conclusa. Né nel nostro Settore né in generale.
E ci pare venuto il tempo di rilanciare a noi stessi ed allintero movimento sindacale, ma anche alla politica, alla cultura ed alla società, a cominciare dalle nostre aziende, la sfida: non vogliamo affatto lottare scioccamente contro il capitalismo ma ricordare a tutti che il capitalismo vero e profondamente giusto è quello costituito dal capitale delle persone, il capitale umano.
Mentre il capitale finanziario, ed anche quello tecnico, sono ancillari e strumentali.
Una sorta di diffusa ubriacatura pseudoscientifica ha fatto degenerare la chiarezza e organicità del pensiero economico persino su una evidenza di dati inconfutabile: se guardiamo la vita concreta delle aziende, in tutto il mondo e in tutti i settori, constatiamo che quelle di gran lunga più solide nel tempo, più redditizie nel lungo periodo, di successo più organico e globale, non sono affatto quelle dotate dei migliori risultati finanziari di breve e di borsa, bensì quelle dotate proprio del migliore capitale umano e dei migliori meccanismi di cointeressenza: sono cioè quelle che hanno gli uomini migliori e continuano a consentirne lo sviluppo e la partecipazione. Sono infatti le persone che fanno davvero le aziende.
La FLAEI, insieme alla CISL, intende dunque aprire un nuovo capitolo dellimpegno per la civiltà del lavoro: quello per laffermazione decisiva del capitale umano sul capitale finanziario.
E una prospettiva che non deve essere temuta dagli imprenditori, perché capitale umano delle nostre aziende sono anchessi, lo sono i dirigenti, lo sono gli amministratori delegati, lo sono i capi del personale, insieme con gli operai, i tecnici, gli impiegati di ogni livello, e le loro competenze in permanente sviluppo.
E intorno a questo vero e vitale azionariato morale diffuso che le aziende, nel nostro Settore come in generale, possono svilupparsi senza laffanno di precarietà e lotte che impoveriscono lintera società.