Crisi energetica, costi delle materie prime, caro-bollette. A PAGARE SONO E SARANNO SEMPRE I CITTADINI

Crisi energetica, costi delle materie prime, caro-bollette. A PAGARE SONO E SARANNO SEMPRE I CITTADINI

Limpennata dei costi delle materie prime energetiche e in particolare del gas non è un fenomeno temporaneo e quindi probabilmente non si risolverà nel breve come spesso è capitato. È il risultato di un intreccio di cause che rischiano di rendere strutturale e ancora più grave la crisi, con conseguenze disastrose sulle economie, sulle società e sul lavoro, in particolare in Europa.
La risposta immediata del Governo è stata quella di calmierare gli incrementi di prezzo assumendo a carico dello Stato parte degli aumenti delle bollette energetiche. Un respiro momentaneo che non risolve le cause e che in altri Paesi, va detto, è stato affrontato in altro modo chiamando le locali imprese del settore a farsi carico, almeno in parte, di tali maggiori costi.
Daltra parte, le regole e il regolatore del sistema elettrico, che costa agli italiani, più dellinsieme dei Lavoratori del Settore, hanno funzionato con risultati a dir poco discutibili se si guarda alle tariffe nel tempo e alle garanzie contro i rischi riconnessi alle meraviglie di mercato.
Dopo 22 anni dal Decreto di liberalizzazione, metà degli italiani hanno capito che così non va, che era meglio quando sembrava peggio.
Noi della FLAEI sappiamo  e lo diciamo da sempre - che il mercato non esiste e che i rischi sono solo a carico dello Stato, chiamato ad intervenire ed assumere a suo carico ogni incidente di sistema. In definitiva, i costi sono sempre a carico dei Cittadini.
La crisi energetica ha accentuato la precarietà e conseguentemente la ripresa post-pandemica ne sarà messa probabilmente in crisi. I nostri inviti, ormai datati, a riconsiderare le regole del gioco e i solleciti per una nuova e diversa discesa in campo della politica, non risiedono quindi nella retorica sindacale, nella critica di sistema o di ruolo dovuto, guardano piuttosto ai fatti e ai numeri.
LItalia è Paese quasi per intero dipendente dalle materie prime energetiche e dagli idrocarburi per circa il 75% dei suoi fabbisogni (produce appena il 6,6 % del gas che utilizza, nel frattempo quadruplicato nel prezzo), ma lo è anche per i microchip e le materie prime indispensabili per il settore (magnesio, silicio, etc.) anchesse in stato di carenza e investite da rincari ormai insostenibili.
Ecco perché, in questa situazione, si dovrebbe prendere atto senza indugi che le scelte e i tempi della transizione energetica sono sbagliati e pertanto bisogna prendere atto che il nostro sistema energetico è da tempo squilibrato e zoppo.
Lo sanno tutti, le fonti rinnovabili sono imprevedibili e soggette ai capricci meteo, non è semplicemente la FLAEI a sottolinearlo. Intanto, perché non dirlo, si sta procedendo con troppa fretta, alle chiusure di impianti a carbone pur in assenza di sistemi alternativi di garanzia.
Daltronde, le tappe e la velocità della transizione sono assegnati alliniziativa privata che potrà attivarsi in funzione delle convenienze, dei prezzi praticabili di vendita, dellandamento della domanda, ma anche, in questo quadro, dellaumento della volatilità di mercato o di varianti che difficilmente possono reputarsi dominabili.
Una riflessione e una rilettura dei tempi e delle grandezze di sistema è indifferibile, insieme al bisogno di correggere le storture di regolazione dimostratesi dopo oltre 20 anni di sperimentazione di un mercato elettrico finto, prigioniero di alchimie di funzionamento, di architetture di fantasia come di correttivi privi di risultato.
Non è questa la sede in cui poter avanzare proposte. Basterà qui invocare quel senso delle cose che losservazione della realtà induce: non basta insomma sognare obiettivi e scenari condivisibili, non basta prendere atto che le cose non funzionano, serve guardare la realtà con senso di responsabilità.
Guardare al fare possibile.
Il nostro è un Paese che è e resterà dipendente dallestero in campo energetico; è un Paese in cui unideologia di mercato - inapplicabile al settore elettrico nazionale - ha solo accentuato le difficoltà di un sistema debole strutturalmente. Cosicché, per rilanciare lo sviluppo nazionale non basta parlare di PNRR, servono anche le condizioni energetiche adeguate.
Tornare con i piedi per terra e muoverli sapendo dove poggiarli aiuterà lItalia, ma soprattutto ogni italiano. Un compito questo che, lo ribadiamo, spetta alla politica.

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