DA BRUXELLES UNA CONFERMA: LE RETI ELETTRICHE NON POSSONO ESSERE LASCIATE SOLO AL MERCATO
Cè chi, di fronte alle grandi sfide della transizione energetica, aspetta che siano gli altri a indicare la direzione. La FLAEI Cisl, invece, ha sempre scelto di guardare avanti, con responsabilità e con i fatti.
Lo scorso maggio, al nostro XX Congresso Nazionale di Assisi, abbiamo presentato lo studio del RIE - Ricerche Industriali ed Energetiche - sullo stato delle reti elettriche italiane. Quella ricerca documentava con rigore una realtà che i lavoratori elettrici conoscono bene: le reti di distribuzione sono il collo di bottiglia della transizione energetica, richiedono investimenti imponenti - fino a 10 miliardi di euro l'anno al 2050 - e non possono essere governate con la logica del solo mercato.
Avevamo lanciato con convinzione la proposta di una rinazionalizzazione delle reti di trasmissione e distribuzione, anche se qualcuno aveva storto il naso.
La settimana scorsa, a Bruxelles, quella proposta ha trovato nuove e autorevoli conferme.
Nel recente incontro del Comitato Utilities di EPSU, la Federazione europea dei servizi pubblici, i ricercatori di Trade Union for Energy Democracy hanno presentato uno studio che conferma quello presentato da RIE al XX Congresso della FLAEI: si evidenzia come la liberalizzazione del mercato elettrico europeo sia stato un fallimento per famiglie ed imprese manifatturiere, favorendo il ritorno ai soli azionisti, e si evidenzia come le reti elettriche abbiano necessità di ingenti investimenti per accogliere la domanda di nuovi allacciamenti di generazione distribuita per abbattere il costo delle bollette.
In Italia, Terna ha avviato il piano RIGEDI (Riduzione della Generazione Distribuita) per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale, permettendo il distacco o la limitazione di impianti eolici e fotovoltaici (e100 kW) connessi in media tensione: questo rappresenta un segnale che anche la rete elettrica nazionale sta manifestando delle criticità. Un innalzamento del livello di attenzione intrapreso, probabilmente, dopo il blackout spagnolo del 28 aprile di un anno fa (le indagini sulle cause sono ancora in corso, ma pare si sia trattato di una sovratensione derivante dal distacco di circa 12 GW in pochi secondi).
L'esperienza europea ci offre esempi concreti di cosa accade quando manca questa regìa. In Germania, Danimarca e Portogallo - Paesi che non mancano certo di energia rinnovabile - le imprese e i cittadini faticano ad allacciarsi alle reti di distribuzione perché queste non hanno la capacità sufficiente per accogliere nuovi utenti, né attivi né passivi. L'energia ci sarebbe, ma non riesce ad entrare in rete.
Consapevoli di queste congestioni, la Commissione europea, a fine 2025, ha varato il Pacchetto Reti che tende a rafforzare le reti di distribuzione e le connessioni transfrontaliere in Alta Tensione. Questo piano prevede investimenti sulla rete di trasmissione e distribuzione europea pari a circa 1.200 (milleduecento!) miliardi di euro da qui al 2040.
A nostro avviso, questo Pacchetto Reti si interseca anche con altri pacchetti e accordi quadro europei.
Le reti elettriche, e lenergia in generale, rientrano nella Direttiva delle Infrastrutture critiche: entro luglio 2026, gli Stati membri devono individuare quali sono le aziende e i servizi strategici che vanno tutelati dagli eventi meteo estremi e dai conflitti (i sindacati ucraini ci ricordano che reti elettriche, sottostazioni, cabine primarie e centrali elettriche sono le prime vittime infrastrutturali dei bombardamenti). Coinvolgono la Direttiva sui Lavori di qualità, quella sulla Giusta Transizione, il pacchetto relativo alla riduzione delle emissioni CO2, la Direttiva Made in EU, e perfino la Direttiva sulla Difesa europea: una visione, la nostra, che ha trovato consenso nel recente incontro del Network Energia di IndustriALL Europe).
Se fossimo un attore politico - ma siamo solo un sindacato suggeriremmo di usare la ricchezza prodotta dal settore per sviluppare unindustria della componentistica europea in perfetta linea con la Direttiva Made in Europe e proporre alle aziende manifatturiere in difficoltà di riconvertire la produzione nella componentistica elettrica di bassa e media tensione seguendo gli indirizzi della Direttiva Giusta Transizione.
Le commesse di componentistica di rete destinate alla Cina (che contratta prezzi di estremo favore, dato che lo Stato cinese gestisce commesse vastissime), la ricostruzione elettrica dellUcraina, di Gaza, dei Paesi del Golfo, rischiano di mettere gli investimenti europei in coda, oltre che pagare le componenti elettriche ad altissimo costo. Anche per questi motivi è necessario ricostruire una filiera europea della componentistica delle reti di trasmissione e distribuzione e lItalia potrebbe diventare un laboratorio particolarmente fruttuoso, visto che il maggior distributore del Paese gestisce oltre l80% della rete domestica.
Seguendo questo piano industriale dellindustria energetica, diventa necessario che le aziende del settore si dotino di organici adeguati, perché, se è vero che non ci può dimensionare per gestire le emergenze, è anche vero che le giornate di emergenza stanno aumentando (eventi meteo estremi, Rigedi, ecc. ecc.) e che lattività ordinaria deve comunque essere portata avanti, sia sotto il profilo operativo, sia sotto quello tecnico nel momento in cui si concentreranno i maggiori investimenti sulle reti elettriche dalla fine della Seconda guerra mondiale.
E visto che il Pacchetto Reti prevede che la pianificazione della trasmissione sia in capo alla Commissione europea.
Oltre sessant'anni fa lo Stato, nazionalizzando il settore elettrico, fu il motore dell'elettrificazione del Paese. Oggi, di fronte alla sfida della decarbonizzazione, dei data center per l'intelligenza artificiale e della crescita esponenziale delle rinnovabili, serve la stessa visione. Le reti sono la spina dorsale del sistema: non possiamo permetterci di lasciarle senza una guida politica adeguata.
Come FLAEI continueremo a lavorare, con coerenza e lungimiranza, vigilando affinché le aziende elettriche non trasferiscano sui lavoratori costi o responsabilità che non devono ricadere su chi, ogni giorno, garantisce il funzionamento e la sicurezza del servizio elettrico.