DALLA POLITICA CI ASPETTIAMO UNA NUOVA ENERGIA

DALLA POLITICA CI ASPETTIAMO UNA NUOVA ENERGIA

Caro-Bollette: l'appello della FLAEI.
Dopo la parentesi estiva durante la quale è successo di tutto in campo energetico, torniamo a manifestare pubblicamente le nostre osservazioni e preoccupazioni per il perdurare di questa situazione per rivolgerci, a pochi giorni dalle passate elezioni, ai futuri Parlamentari e al Governo che verrà eletto.
Durante la campagna elettorale si è parlato tanto di bollette, di interventi emergenziali per tamponare il pesante effetto dei rincari, di insostenibilità dei costi del prodotto/servizio. Ma quello delle bollette è un problema indotto, è l'effetto.
La causa del tutto è altra, risiede nella dipendenza del nostro Paese dalle materie prime energetiche, dalla struttura interna di sistema e dalle regole che l'Italia si è data per risolverle entrambe.
L'Energia non è una merce, non è affatto vero che il mercato risolve ogni problema, un convincimento questo di cui tutti, come qualcuno ebbe a sostenere, avrebbero dovuto beneficiare.
Anzi ci siamo addirittura illusi che l'energia non sollevasse particolari interessi e obblighi d'ordine generale, risolvibili dal mercato in sé e per questo, purtroppo, è venuto meno l'apporto della Politica alle questioni energetiche.
Con il risultato che un Paese che dipende dallestero per quasi l'80% dei suoi bisogni, ha liberalizzato il sistema energetico consegnando a volenterosi e disinteressati investitori privati il ruolo pubblico strategico di chi è chiamato ad assicurare la sicurezza energetica del Paese.
Il tutto, mentre il braccio armato di Putin, Gazprom, agisce come strumento della politica estera Russa.
Purtroppo, in quanto sta capitando, si trova conferma di unItalia priva di una consapevole politica di tutela dei propri interessi, tanto da essere esposta ora ai voleri della Russia e alle sue continue minacce. Proprio quando la possibilità di farvi fronte si è ridotta per lincombere della crisi economica.
Non è più possibile assistere ad una situazione in cui la politica si limita a nominare i Vertici delle aziende elettriche ed incassare i dividendi, quasi come un privato qualsiasi. Intanto si sono anche redistribuiti i poteri di intervento istituzionale, rendendo la materia energetica costituzionalmente concorrente con le Regioni e in tal modo ingigantendo confusione di competenze e conflitti sistematici che si aggiungono alla burocrazia e agli ostacoli quotidiani, con paralisi delle realizzazioni e perdite di opportunità.
No al carbone, no al nucleare, meglio importare che scavare o ricercare gas nei nostri mari, a dimostrazione che Putin non ci ha imposto il gas.
Insomma: la nostra è stata una scelta politica a tutti gli effetti. Come per scelta politica si sono decisi i criteri di funzionamento e di remunerazione borsistica delle produzioni nazionali delle quali oggi si rivendica disaccoppiamento.
Serve la politica, appunto la politica, quella fatta di fatti, di coraggio e coerenza. Prendendo lezione dalla crisi degli anni '70 dobbiamo liberarci dal gas russo rinunciando anche in Europa agli egoismi nazionali in nome di un interesse superiore, per creare autodeterminazione dei popoli e per far cessare la guerra.
Serve convinzione e determinazione, sapendo che del gas non potremo fare a meno per moltissimo tempo ancora, proprio perché convinti che i tempi per sostituirlo con le FER non possono essere quelli fin qui ipotizzati, specie se lasciati allo spontaneismo degli investimenti di mercato fatti vivere da privati cittadini.
Lo Stato non può limitarsi a fissare i tempi e gli obiettivi senza curarsi se ciò potrà essere raggiunto oppure no, perché lenergia è un fatto squisitamente politico che rientra nella sfera della sicurezza nazionale, perché lenergia non è una semplice commodity simile ad ogni altro bene, libera da vincoli e obblighi di interesse generale.
La situazione eccezionale richiede misure eccezionali e le misure eccezionali fanno carico anzitutto allo Stato e alla Politica. Se questo non avvenisse lItalia correrebbe grossi rischi, anche in tema di libertà. Ciò deve essere presente a chiunque si sia candidato a rappresentare il Paese, il quale, una volta eletto, sarà chiamato a gestire i punti di modifica degli assetti dellattuale sistema per renderlo meno fragile, meno vulnerabile alle congiunture interne e agli errori del passato.
Noi come sempre ci saremo, per dire la nostra, ma anche per evitare che nuovi errori indeboliscano ulteriormente il Paese e scarichino sui Cittadini il prezzo di una situazione lasciata al caso e allirresponsabilità.

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