La scossa che dobbiamo dare alla politica. TRANSIZIONE ENERGETICA. LA PARTECIPAZIONE E IL LAVORO SONO IL MOTORE DEL CAMBIAMENTO. SENZA IL SINDACATO CATASTROFE SOCIALE
Transizione Energetica: la scorsa settimana abbiamo presentato il progetto che Sindacati di categoria, Confindustria, Università e Ricerca hanno portato a sintesi e illustrato al Governo per raggiungere, da qui al 2050, la decarbonizzazione del Paese.
Proposte che hanno rappresentato le risultanze di un approfondito confronto tra le parti sociali, con autentico spirito partecipativo, che ha permesso, in concreto, di valorizzare il pensiero di ogni tavolo. E questo nonostante il fatto che i sindacati dei Lavoratori della chimica e degli elettrici rappresentino interessi contrapposti e scenari in cui si prevede labbandono degli idrocarburi (petrolio, carbone, gas) per passare ora al tutto elettrico, con tutte le ricadute del caso, sia dal punto di vista industriale, sia dallottica dei Lavoratori.
Un metodo di confronto aperto, alla pari, che per la prima volta ha posto sullo stesso piano Lavoratori e Impresa.
La sua importanza è stata sottolineata dallo stesso presidente Draghi che ha apprezzato gli esiti di un prezioso lavoro portato allattenzione dei ministri europei il giorno successivo alla presentazione. Il ministro Cingolani, presente anchegli, ha definito la transizione energetica la sfida più importante dei nostri tempi. E ha rimarcato la contraddittorietà della situazione, che non può essere affrontata con lentezza, né con eccessiva e superficiale velocità: per evitare sia problemi sul versante ecologico, sia la catastrofe sociale, risultato di una troppo affrettata riconversione del sistema produttivo alladeguamento tecnico, tecnologico e organizzativo dei servizi.
La FLAEI ha detto la sua, tanto nei tavoli in cui ci siamo confrontati, sia nella presentazione pubblica. Ha condiviso gli obiettivi ecologici fissati per i prossimi decenni e si è impegnata, per quanto di sua competenza, a favorire lo sviluppo di ogni fonte energetica rinnovabile in grado di abbattere linquinamento del Pianeta.
Lha fatto però stando dalla parte del lavoro, delle persone e del Paese.
Serve mantenere i piedi a terra e fare il passo in base alla lunghezza della gamba, ha detto il Segretario Generale Amedeo Testa. Serve muoversi di concerto guardando anche ai comportamenti degli altri Stati, per impedire che il nostro Paese si ponga fuori mercato o che venga a mancare quella reciprocità, valore a garanzia delle imprese e dei lavoratori italiani.
La FLAEI ha richiamato lattenzione sul funzionamento del sistema, sui ritardi e sulle incertezze che ancora connotano il mondo della ricerca e il mercato dei materiali. Senza la garanzia di un sistema di accumulo, attraverso combustibili liquidi o con batterie in grado di riempire i buchi produttivi e sopperire alla discontinuità delle fonti rinnovabili, sarà impossibile rispettare le date. Condizione questa ancora lontana, al contrario di quanto trionfalmente viene dichiarato alla stampa da qualche massimo responsabile di unimportante impresa elettrica italiana.
Senza modificare la regolazione di sistema del Decreto Bersani, sarà difficile agire anche sui prezzi di vendita del kwh, problema drammatico in questi giorni. Anche se - ha rimarcato Testa - costretti ad importare materia prima energetica fino ad oggi e tecnologie/materiali in futuro, lautonomia energetica del paese resterà limitata. Specie se dovesse mancare un ruolo attivo negli scambi internazionali del nostro Paese.
Daltra parte, la funzione del legislatore resta decisiva nelle sorti del processo di transizione, tanto per superare i vincoli e le storture dei sistemi autorizzativi, quanto per i conflitti di competenza Stato-Regioni, quanto ancora per la necessità di creare consenso intorno ad una materia di facile opposizione sociale o preda di campanilismi delle comunità.
Prioritario resta lo stato della rete elettrica, che va riconsiderato per intero, visto il cambio di natura e la molteplice provenienza del prodotto da distribuire: la rete va largamente potenziata nella sua capacità e digitalizzata nel suo funzionamento.
Insomma, non si tratta di questione ideologica, di essere favorevoli o contrari ai cambiamenti profondi che dovranno essere affrontati, si tratta piuttosto di QUESTIONE TECNICA, da portare a compimento in tempi compatibili sia col cambiamento dellecosistema sia con le trasformazioni di funzionamento, dei bisogni energetici della società, delle persone e delleconomia. Una sfida epocale dove ciascuno dovrà svolgere la sua parte, senza mai sollevare gli occhi dalla realtà.
Cè bisogno di cooperazione costante tra industria, istituzioni e sindacati, estesa anche al mondo della scuola, cè bisogno di definire un sentiero chiaro di decarbonizzazione per gestire lincertezza e dare ordine alle cose: ha detto Draghi. E quindi, è il momento di cambiare metodo, cambiare lordine di importanza delle cose nel rapporto tra lavoro e impresa, di superare la gerarchia dei problemi da risolvere, di abbandonare le resistenze di posizione e con spirito nuovo affrontare le sfide, che sono quelle della transizione, ma anche quelle del lavoro, del contratto, dello smart working etc. La partecipazione condivisa dovrà essere il motore del cambiamento: nei momenti duri serve forza e coraggio, sempre con i piedi a terra.