MERCATO TALMENTE LIBERO DA DOVER ESSERE IMPOSTO AI CITTADINI
Liberalizzazione del Settore Elettrico: a 20 anni dalla riforma del sistema.
IL BILANCIO E CHIARO. URGE UN NUOVO GOVERNO DEL SISTEMA.
LA POLITICA BATTA UN COLPO. IL SINDACATO CE
Capita spesso che presi dal fine o da un obiettivo prioritario si finisca col trascurare la realtà e ciò che la circonda.
Noi, ad esempio, insistiamo sullimportanza della rete elettrica reputando inadeguate le politiche aziendali seguite nellultimo ventennio, anche a causa del mancato coordinamento e dellassenza di guida del sistema, mentre incalzano scelte globali di segno nuovo, che investono anzitutto il nostro Settore.
Sono oltre 20 anni che il sistema è stato riformato. La liberalizzazione avrebbe dovuto offrire allutente finale la libertà di scelta del fornitore.
Sarebbe stato più utile precisare: libertà di scegliersi chi lenergia te la fattura, prescindendo dai suoi costi reali, essenzialmente dovuti alla produzione elettrica e alla distribuzione.
Oltre 20 anni in cui gli italiani non hanno valutato conveniente il passaggio al mercato libero e sono rimasti ancorati al vecchio sistema oggi gestito dallAcquirente Unico che offre prezzi inferiori a quelli di mercato.
Eppure, anziché prendere atto e cambiare registro, sono state lasciate libere 753 aziende venditrici di assediare i cittadini con promesse infondate, con notizie false, con tentativi di raggiri di ogni genere: limportante è costringere a farlo, con ogni mezzo, chi il mercato non lha ancora scelto.
Nellinteresse di chi? Quattro lustri in cui non si è più parlato di politica energetica per il Paese, come le trasformazioni tecnologiche in corso avrebbero richiesto.
Ci si è preoccupati delle regole, di bizantine disposizioni che hanno appesantito tutta la regolazione di sistema, al punto da incidere sul prezzo finale più del costo della vendita.
Poi è sopraggiunto il problema della decarbonizzazione e lattenzione si è spostata sul sistema elettrico e le sue centrali di produzione, perché è dobbligo abbandonare il ricorso allenergia termica per spostarsi sul tutto rinnovabile: nei trasporti, nei processi produttivi, nelle ambientalizzazioni. E si persegue lobiettivo fissando date magiche che contrastano con i tempi tecnici utili a renderlo praticabile.
Le tecnologie non forniscono la certezza di poter risolvere in quei tempi i limiti funzionali che presentano, ma si procede ognuno per proprio conto, ognuno intento a realizzare il proprio, integrato o no nel funzionamento di sistema.
Insomma, quello che conta è mettere un tassello nel sistema, senza capire chi sia il progettista, il costruttore, dove si situi la governance.
Cercando di mantenerci sul pratico: si può correre la formula E ricaricando le batterie delle automobili con gruppi elettrogeni? Si può credere che la rete elettrica sarà in grado di sopportare le colonnine di ricarica veloce nei tempi previsti per la decarbonizzazione se in misura considerevole lasset (la rete) va ripensato, ricostruito e reso intelligente? E chi dovrebbe farlo? Chi dovrebbe investire restandosene quotato in borsa? Chi, rischiando di perdere la prossima gara di affidamento della concessione?
Il concessionario ha spesso grandi responsabilità, soprattutto quelle di avere sguarnito il territorio ed esternalizzato competenze e ruoli di garanzia. Lo ha fatto nonostante abbia beneficiato di un margine operativo rilevante, ma ora le decisioni da prendere vanno oltre il concessionario e oltre la stessa Autorità di Settore.
Riguardano i Ministeri competenti dentro una governance di sistema che va ricostruita.
Il Paese ha finanziato e realizzato un assetto di rete unitario che è un patrimonio ineguagliabile e che non va disperso per la moda di una concorrenza inesistente, fatta di comparazioni inutili perché prive di riferimenti di mercato: i margini, in ogni sistema, sono determinati soltanto dal rigore o dalla generosità del regolatore.
Ma un sistema efficiente e garantito si assicura con politiche industriali serie che sappiano coniugare aspetti tecnici con finalità economiche. Che sappiano assicurare copertura e continuità universali.
Se domani lenergia elettrica sarà prodotta soltanto da fonti rinnovabili contrattualizzate; se il trasporto, la distribuzione e la misura saranno regolati dai prezzi fissati dallAutorità di Settore tali da coprire oltre il 90% del costo del Kwh, che senso ha perdersi in una continua ricerca di formule, regole e alchimie che hanno lo scopo di far impazzire lutenza e gli operatori senza alcun beneficio né economico né di funzionalità del servizio?
E arrivato il momento di riprendere il cammino sul terreno della politica.