NO ALLE DATE MAGICHE: TRANSIZIONE SI, MA ... VERSO LA REALTA!
Il PNIEC è lo strumento con cui ogni Stato membro dellUE indica le proprie misure per raggiungere gli obiettivi energia e clima al 2030.
La strada cioè che spiega la via nazionale al raggiungimento degli obiettivi di compimento della transizione energetica del rispettivo Paese.
La Francia ha risolto i suoi problemi. Si impegna a non emettere CO2 potenziando il suo parco nucleare, riconsiderando conseguentemente il precedente impegno a ridurlo. Investe 100 miliardi, metà dei quali per manutenzioni del parco nucleare in esercizio e laltra metà per costruire sei nuove centrali entro il 2050.
La Germania arranca e non rispetta i tempi dei suoi programmi e, dopo avere indugiato sullo spegnimento del nucleare, è stata costretta a spostare, dal 2030 fissato due anni fa, al 2038, la chiusura delle centrali a carbone.
Le politiche energetiche dellInghilterra sono protese a rallentare i tempi per contenere i disagi e i costi a carico del sistema interno, della società e delle persone.
Lontano da ogni ripensamento appare il PNIEC dellItalia, che constata la lontananza dal raggiungimento degli obiettivi stabiliti di crescita delle fonti rinnovabili, vede a occhio nudo limpossibilità di coglierli, ma conferma un impianto che appare irrealizzabile, convalidando i rischi che corre il Paese e gli italiani.
Il Paese che più dipende dallestero, il nostro, fissa date ravvicinate più di ogni altro (è il caso dei tempi di abbandono del carbone), aumenta per questo i costi di produzione e crea problemi di sicurezza per rincorrere date vissute come dogmi, mentre il modo dellenergia pullula di nuove idee e sviluppi tecnologici e vive modifiche di quadro politico in cui lincertezza e linsicurezza dominano la scena.
Laggressione russa in Ucraina ha dimostrato in maniera incontrovertibile la necessità di diversificare le fonti energetiche di approvvigionamento. Gli sforzi fatti in questi due anni dai Governi che si sono succeduti non hanno risolto i problemi. Il recente conflitto in Medio Oriente dimostra quanto la situazione del gas sia fortemente critica (basti pensare alla posizione politica assunta dallAlgeria - dove noi ora acquistiamo molto gas - a favore di Hamas) oppure le turbolenze tra Armenia ed Azerbaigian con rischi riguardo le forniture di gas del TAP.
Servirebbe onestà, senso del reale, pragmatismo e sostituire le date magiche con un principio, quello che una fonte energetica si abbandona soltanto quando cè certezza di una sua consolidata sostituzione tecnica in grado di mettere in campo obiettivi tecnici di sistema socialmente sostenibili.
Per questo, alla luce delle considerazioni sopra richiamate, sarebbe necessario che il governo avvii una riflessione rispetto alle politiche di termine del Phase-Out del carbone riconsiderandole alla luce della situazione geopolitica in atto.
Questo senza rinunciare agli obiettivi di riduzione del trend di emissioni di CO2, aumentando la quota di installazione delle fonti energetiche rinnovabili.
Serve abbandonare ideologie e pregiudizi e spendersi verso soluzioni, ognuno al proprio livello, che accrescano lautonomia del Paese, che ne evitino nuove dipendenze da cui restare strangolati, che considerino la presenza quantitativa e geografica delle risorse di cui dispone questo Pianeta per poter soddisfare in sicurezza la domanda globale e farlo a costi compatibili con la tenuta sociale.
Non cè soltanto il clima, cè anche lautonomia strategica del Paese, il suo sviluppo e la sopportabilità dei suoi costi. Serve buon senso, perché non ci sarà nessuna transizione se si pensa di scaricarla sugli strati deboli della società, di realizzarla senza ladesione consapevole delle persone, con distacco e incomprensione tra governanti e governati.
LItalia con impegno e serietà deve guardare a 360 gradi e non perdere il treno delle opportunità e delle convenienze. Ci riferiamo anche a quelle economiche e tecnologiche delle quali si parla da tempo, ma per le quali nessuno trova il coraggio di spendersi.
Fino a quando i governi fisseranno date e numeri che liberamente debbono raggiungere altrettanto liberi cittadini, il Paese resterà prigioniero di incertezze che solo la ritrovata sicurezza sociale può scongelare, incluso scelte importanti come quella di sperimentare nuove forme di nucleare sicuro.
Sicuro, come è sempre stato quello francese, sicuro come sempre è stato quello italiano.
Abbandonare ideologie e ritrovare buon senso, porterà a cancellare scadenze ridicole e pericolose e a lavorare con sicurezza verso una transizione credibile e praticabile.