Strategie elettriche: la Francia riprende il controllo del suo futuro energetico. Noi brancoliamo nel buio.

Strategie elettriche: la Francia riprende il controllo del suo futuro energetico. Noi brancoliamo nel buio.

È di qualche giorno fa l'importante e strategica dichiarazione del Governo francese di tornare in possesso del 100% delle quote del gigante elettrico nazionale EDF. A questa dichiarazione è seguita quella di un Funzionario EU che ha sottolineato come le attuali condizioni giustifichino interventi statali sui sistemi dei singoli Paesi.
Il ministro tedesco alleconomia, sempre in questi ultimi giorni ha dichiarato che i prezzi del gas stanno andando incontro ad ulteriori enormi aumenti.
Dichiarazione altrettanto preoccupata ha rilasciato lo stesso ministro Cingolani.
Va ricordato che la Francia, alla fine degli anni 90, non appena lUnione Europea obbligò gli Stati membri ad aprirsi alla concorrenza, alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni nei diversi settori delleconomia, ebbe un approccio completamente diverso da quello scelto dallallora Governo italiano.
Oltralpe lo Stato mantenne più dell80% della proprietà del suo campione nazionale EDF in mano pubblica, mentre in Italia si scelse (irresponsabilmente per un Paese che dipende per l'80% dall'estero) una via completamente contraria.
Le quote azionarie che lo Stato si è riservato in ENEL, la principale azienda nazionale in tema di energia elettrica, superano di poco il 20%, ma soprattutto il controllo pubblico che esso ha esercitato in questi oltre 20 anni, si è limitato alla nomina dei vertici aziendali e a incassare annualmente i dividendi di competenza.
Stessa direttiva europea, quindi, visione e impostazioni completamente diverse tra Francia e Italia.
Ma guardare al passato non serve, ora siamo dentro una tragica guerra i cui effetti negativi per il nostro Paese e per lEuropa devono ancora mostrare il loro volto peggiore.
Eccesso di pessimismo della FLAEI?
No, anche se ci piacerebbe tanto avere torto sullargomento, almeno una volta: assistere a un aumento del prezzo del gas dell800% non lascia presagire certo nulla di buono. E da tutto ciò discendono i nostri ragionamenti.
In Italia, secondo noi, ancora si minimizza e si tergiversa sul problema. Si sente ancora dire, da più parti, che riusciremo a proteggerci aumentando rapidamente le quote di rinnovabili, dando per scontata la fiducia nelle tecnologie che renderanno gli accumuli a batteria funzionali e strategici per i nostri obiettivi e altre amenità del genere. Gli esperti, quelli che davvero non hanno altri fini se non mostrare a tutti la situazione per quella che è, convergono con il pensiero della FLAEI: non ci sono soluzioni facili né per lItalia, né per gli altri. Ma lItalia, lo sappiamo, è messa peggio di tutti, perché da un lato non ha il nucleare (unica arma a disposizione di tutti i paesi del G20 per contrastare/stemperare laumento enorme del prezzo del gas e per assicurare gli accumuli/riserve indispensabili) e dall'altro, incautamente, ha sempre voluto competere e primeggiare nellopera pur necessaria di decarbonizzazione.
Dentro questa situazione preoccupante cè ancora chi va in giro a predicare (politici e manager), che la situazione è risolvibile accelerando le installazioni di FER. gli impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili.
Ritorniamo sullargomento, fino alla noia: noi siamo favorevoli alle rinnovabili, ma sappiamo che installare i previsti 80 GW entro il 2030 non sarà possibile e, se fosse possibile, la Rete elettrica dovrebbe subire investimenti clamorosi. Ma vi è di più: se anche ci fossero le risorse economiche disponibili, non basterebbero i tempi, perché rifare la Rete quasi di "sana pianta", richiede tempi molto lunghi (almeno 20, forse 30 anni). Quella rete in mano a operatori privati, concessionari di prossima scadenza.
Guardiamo in faccia la realtà: siamo nei guai fino al collo e quello che fa "cadere la braccia" sono i rimedi proposti giorno dopo giorno, che non aiuteranno affatto, ma che ancora sentiamo ribadire qua e là.
Però, torniamo al cuore del problema: se la Francia dice dobbiamo controllare il nostro futuro energetico, tanto più noi privi di nucleare dovremmo farlo! Si abbandonino quindi le dichiarazioni di convenienza di politici e manager e si torni a guardare in faccia la realtà per il bene della Nazione.
Il sistema elettrico, per ragioni tecniche imprescindibili, deve funzionare verti-calmente integrato e questo è possibile se esiste un unico centro di comando. E cioè serve un unico padrone che agisca con mandato e responsabilità pubblica. L'Italia ha mille, anzi milioni di padroni, nessuno con particolare responsabilità. Lo Stato gestisce l'emergenza del momento con soluzioni tampone, senza introdurre modifiche strutturali all'assetto di sistema tanto dal lato delle fonti primarie che dei meccanismi di mercato.
La proposta della FLAEI è un forte appello alla politica: subito un tavolo nazionale per una strategia energetica integrata, un vero e proprio Patto per lEnergia.
Non si vince una guerra senza una regia unica, consapevole ed esperta.
La Francia ancora una volta ha dimostrato di aver capito cosa serve per difendere lintegrità della nazione e dei propri interessi.
Noi ancora brancoliamo nel buio. Bisogna fare presto, prestissimo.
Strategie elettriche: la Francia riprende il controllo del suo futuro energetico. Noi brancoliamo nel buio.

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