TU CHIAMALE SE VUOI... CONCESSIONI
La vicenda dei monopòli all'italiana. Tra garanzie di sistema e speculazioni incontrollate
I monopòli sono nemici del mercato, ma esistono anche monopòli naturali come le strade e le linee elettriche. I monopòli pubblici garantiscono di più rispetto a quelli privati, dove l'interesse per il profitto rischia di mettere in secondordine la garanzia, la qualità e la continuità del servizio. Questo, in estrema sintesi, era ciò che pensava la maggioranza del Parlamento (e non solo), allinizio dei processi di liberalizzazione. Anni di discussioni intorno al problema precedettero il Decreto Bersani del secolo scorso. Poi si disse che gli Organi di controllo e di garanzia, appositamente costituiti, avrebbero provveduto a RASSICURARE gli italiani. Anzi i Governi di allora, presi da verve privatizzatrice decisero di farlo riservandosi quote azionarie di riferimento nelle aziende strategiche del Paese.
Di riferimento al punto di preservarsi il diritto di nominare essi stessi i Vertici delle imprese e di conferire loro i mandati e gli obiettivi di missione. Sempre i soliti, banali, generici, indefiniti: Creare valore. Creare valore, di che tipo e per chi? Per gli Azionisti, per il Paese, per la sicurezza del servizio e dei cittadini? O piuttosto, per accrescere i dividendi, far salire il titolo delle aziende quotate anziché per assicurare in ogni situazione la garanzia di continuità e la massima qualità nella erogazione del servizio?
Negli ultimi anni, alcuni fatti talora drammatici (il ponte di Genova, non pochi sistemi sanitari privati, ad esempio), si sono incaricati di mettere a nudo le contraddizioni dellaccennata incertezza e delle responsabilità che ne conseguono, individuando nella scarsa responsabilità e nellavidità dei concessionari le colpe degli accadimenti, delle incurie, delle mancate manutenzioni.
La FLAEI, che ha sempre vigilato su questo importante orizzonte e che ha fatto sempre sentire la sua voce, non si è mai preoccupata della natura pubblica o privata del monopolista, quanto piuttosto di rivendicarne un ruolo e assetti di gestione coerenti con lincarico che il conduttore aveva assunto in nome e per conto dello Stato.
La FLAEI non ha mai negato lopportunità di creare efficienza, di migliorare le tecnologie, di automatizzare i processi produttivi se essi salvaguardano qualità.
Inaccettabile invece esternalizzare attività indispensabili a coprire il ciclo delle attività di core, perdere competenze di sistema, consegnare il servizio a soggetti esterni ed estranei, privi di responsabilità, suscettibili, nel tempo, di fallimenti, di chiusure o cambiamenti di business.
Inaccettabile ritardare interventi di ripristino del servizio per motivi logistici, per carenze di organico, per mancanza di mezzi.
Noi riteniamo che chiunque concorra per acquisire una concessione debba farlo sentendosi Stato, disponibile ad assicurare anche dopo di lui il meglio per il Paese, tutelando la certezza di subentrargli in ogni momento, disponendo di tutti i mezzi necessari a salvaguardare ogni aspetto del ciclo produttivo e a farlo nella tutela qualitativa più alta.
Ci sembra inaccettabile sacrificare il servizio, specie nel nostro Settore. Nelle aziende elettriche il capitale umano resta la ricchezza principale, disponibile a costi insignificanti rispetto a quelli del prodotto, in ogni caso coperti da tariffe dellAutorità di Settore. Si assiste, purtroppo, a criteri gestionali in cui la parte monopolizzata dellimpresa sembra essere un orpello assicurato del quale si debbano occupare altri, mentre linteresse è spostato su obiettivi spesso del tutto estranei o comunque marginali rispetto alla missione pubblica.
La domanda allora sorge spontanea: ma la vigilanza dei Governi che avrebbero voluto la golden share e che oggi occupano i Consigli d Amministrazione in cosa consiste? Unimpresa di servizio pubblico è opportuno che si deindustrializzi? Che alla fine il monopolio non sia più né pubblico né privato, perché reso liquido in un reticolo di soggetti privi di obblighi e di funzioni stabili?
La FLAEI considera pericoloso e dannoso un simile esito e per questo rivendica una sede di confronto in cui invertire un senso che rischia di portare il sistema alla deriva. Lo dimostreremo facendo delle semplici comparazioni.