"UTILI" A CHI? ALLA BORSA, ALL'ALGORITMO O AI CITTADINI?

"UTILI" A CHI? ALLA BORSA, ALL'ALGORITMO O AI CITTADINI?

Ripartire dal basso, per ridare centralità alla qualità del lavoro, alla dignità dei lavoratori, smentendo il mito delle privatizzazioni e della libera concorrenza.
La Costituzione Repubblicana e lOrdinamento Europeo si sono spesi nel duplice, opposto obiettivo di rendere compatibili la collettivizzazione delle imprese e al tempo stesso incentivare la concorrenza nei servizi di pubblica utilità.
Privato e libera concorrenza, si è sostenuto negli anni 90, per produrre maggiori guadagni, migliorare efficienza e produttività.
Collettivizzare le imprese, dice la Carta, per ottenere quella coesione comunitaria affinché tutti possano accedere, anche economicamente, a servizi essenziali universalistici (acqua, elettricità, gas, trasporti, sanità, scuola, rifiuti&).
Ma questo equilibrio tra pubblico e privato è stato raggiunto?
E fondamentale rispondere, perché la Costituzione, allart.43, afferma che lo Stato, alloccorrenza, può riservare o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, a sé stesso, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni &
La scelta di un servizio, o di un suo settore per intero, in mano a privati presenta rischi, specie quando non sono i consumatori a determinare il giudizio sulla sua qualità e sul corretto funzionamento, bensì aride regole o formule astratte lontane dalla percezione delle persone e del loro vivere reale.
La pandemia che sta martoriando il mondo ha mostrato le diversità dei sistemi sanitari attivi nei diversi Paesi e si è confermata di gran lunga migliore la sanità dei luoghi a dimensione pubblica.
Non si tratta di parteggiare per luno o laltro assetto, ma di considerare gli effetti sul servizio di politiche orientate soltanto al risultato economico, dalle dinamiche del titolo in borsa e da scelte gestionali che privilegino semplicemente il controllo in luogo della conduzione e della gestione dirette.
Succede in ogni servizio pubblico quando lesternalizzazione esasperata porta ad abbandonare la conoscenza e il governo del processo e del prodotto, spesso affidati ad algoritmi, che le persone non comprendono e che sentono lontani dal loro vissuto.
Le nuove tecnologie e la distruzione dei rapporti diretti hanno completato lopera di allontanamento tra servitori e serviti, cosicché le persone dimostrano smarrimento e incomprensione; sentono il loro servizio lontano, perduto.
A tutto questo disorientamento non sono estranee neppure le pressioni esercitate sui cittadini che ancora non hanno aderito al mercato elettrico, confusi e raggirati da promesse di vendita che portano vantaggi insignificanti, inferiori ai maggiori costi generati dalla semplice regolazione di sistema prodotta per tenere in piedi la liberalizzazione.
Sarà un caso, ma in ben 45 Paesi, in 1600 città importanti, con soluzioni differenziate, si sono registrati negli ultimi tempi ben 835 casi di rimunicipalizzazione.
Di ritorno cioè ad una gestione collettiva locale dei servizi per recuperare qualità ed economicità; ma anche correttezza comportamentale. Perduto il controllo dei servizi di base è scattato il bisogno di autogestire le risorse locali, di governare i costi del servizio e della sua qualità, i suoi prezzi&. e di tutelare lambiente.
Quando un servizio diventa lo strumento per fare soldi o per misurare i successi dei manager, quando, concessionari dello Stato, si ritiene di esternalizzare know how e delegare le relazioni con i destinatari del servizio cè da attendersi soltanto lautodifesa dei cittadini. Sperando nel ravvedimento di chi ne è causa.

La Segreteria Nazionale

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